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23 settembre 2014

Il clima e le prospettive non molto rosee per l'atmosfera e per gli oceani.


Si apre oggi il vertici sul clima a New York. Come sapiamo i cambiamenti climatici sono derivati dall'attività umana (attività predatoria umana) sul pianeta e ogni tanto fanno delle riunioni per capire come frenare un attimino il problema.

Si sa che i cambiamenti climatici sono un evento naturale del pianeta però questi dovrebbero avvenire in un lungo intervallo di tempo però lo zampino dell'uomo ha accelerato questo processo con tutte le conseguenze del caso.

Alcuni gas esistono naturalmente nell'atmosfera e la loro funzione è quella di assorbire la radiazione infrarossa e quindi riscaldare il pianeta. Il problema è che con l'emissione e accumulo di questi gas nell'atmosfera si accumula troppo calore provocando il riscaldamento globale.

I gas dell'effetto serra sono: CO2, metano CH4, Ossido nitroso N2O, clofluorocarburi (CFCs), idroclofluorocarburi (HFCs) ed esafluoruro di zolfo (SF6) e il primo gas sarebbe il principale colpevole poiché è quello più emesso nell'atmosfera. Non solo le attività nettamente urbane emettono CO2 ma anche i disboscamenti e il deforestamenti sono responsabili di circa il 20% delle emissioni di diossido di carbonio.

L'esafluoruro di zolfo (SF6) invece è il gas più attivo per quanto riguarda il riscaldamento globale con grande capacità di aumentare l'effetto serra. Questo gas viene usato soprattutto nell'industria elettrica.

Secondo il rapporto Low Carbon Economy Index del 2013 le emissioni mondiali diminuiscono ma ad un tasso molto basso di circa il 0,7% all'anno cioè una quantità insufficiente per limitare il riscaldamento globale a 2°C. Secondo il documento la riduzione dovrebbe essere di almeno il 6% all'anno in media fino al 2100.

La soglia di livello massimo è stata già raggiunta da un bel po' di tempo e ora è necessario rincorrere più che mai ai ripari altrimenti esiste il rischio che la temperatura globale possa aumentare anche di 4°C. Sembra poco anche una variazione di 1°C può provocare grossi cambiamento nel clima del pianeta con tutte le sue conseguenze.

Il problema non riguarda solo l'atmosfera ma anche l'acqua visto che l'alta concentrazione di CO2 altera anche la salute degli oceani poiché li rende più acidi. Secondo un grande gruppo di scienziati specialisti in acidificazione degli oceani (riuniti nel 2012 nella California e che fanno parte del Programma Internazionale Biosfera-Geosfera),  almeno il 30% delle specie marine, soprattutto i corali, non sopravvivranno in queste condizioni.

Gli effetti dell'acidificazione è più grave nel Mare Artico e nella regione dall'Antartide questo perché le acqua gelide trattengono una maggior quantità di CO2 e quindi questi mari si acidificano più velocemente rispetto agli altri mari del mondo. Secondo i ricercatori fino al 2020 il 10% dell'artico sarà un ambiente inospitale per le specie che fanno le loro conchiglie perché queste sono fatte carbonato di calcio (CaCO3) e i carbonati si sciolgono in ambiente acido.

Uno degli effetti dell'acidificazione sono già perfettamente visibili: la corrosione delle conchiglie e dei carapaci e come molti animali dotati appunto di conchiglia e carapace fanno parte della catena alimentare di altri animali (pesce, balene, uccelli marini ecc) se il primo elemento sparisce allora tutti gli altri sono a rischio.

L'impatto economico derivato dal declino delle popolazioni di molluschi potrà arrivare a ben 130 miliardi di dollari fino al 20100 se le emissioni non diminuiscono.

Ci sono alcune soluzioni alternative come l'addizione di sostanze alcaline nell'acqua ed altre però sono solo soluzioni temporanee e limitate, la vera soluzione sarebbe una riduzione globale dei livelli di emissione della CO2.

Il sito Trillionthtonne fatto dall'Università di Oxford contabilizza l'emissione di CO2 nell'atmosfera globalmente e quanto manca per raggiungere la cifra di 1 trilione di tonnellate. 

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